Il Teatro un giorno ti incontra per strada o nella semioscurità di una sala. Ti spoglia di quanto sapevi, senza farti restare nudo. Ti fa riconoscere dietro le tue maschere ed annulla la distanza da esse. Ti restituisce all'umiltà dell'ascolto. In questo luogo, sei invitato a darti quale sei, uno in più dei centomila personaggi già incontrati.

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domenica 12 giugno 2011

Dramatherapy: the discovery of the new continent


@ director
La drammaterapia esplora lo spazio "verginale" dove la finzione gioca ad essere reale (il teatro), ma avviene quel processo ricco che trasforma il reale in un "possibile", in molti possibili universi. Interprete ed attore dialogano silenziosamente, prestando così due utili personaggi all'Io: il dialogo tra conscio ed inconscio del processo drammaterapico.

mercoledì 25 maggio 2011

Il Percorso in Drammaterapia

Dramatherapy Process, Backstage, Pulcinella,
 Sonia, The Rest of My Life, 13 maggio 2011

Dramatherapy Process as Shifting Cultivation

Dramatherapy Process as Shifting Cultivation.
(Dramatherapy Backstage, Astra and Fenice
in Sonia, the Rest of My Life, 13 maggio 2011)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La "shifting cultivation" è una tecnica praticata dalle popolazioni che vivono ai bordi della foresta pluviale sempreverde.
Si tratta di una tecnica tipica nell'agricoltura familiare di sussistenza.
All'inizio della stagione secca avviene l'abbattimento di piccole parcelle della foresta secondaria attraverso i limitati mezzi delle popolazioni locali.
Le ramaglie vengono incendiate, le ceneri che si formano hanno un alto potere fertilizzante.
Poco prima dell'inizio della stagione piovosa vengono seminate diverse colture in consociazione. Molto spesso si tratta di specie amilacee da tubero (manioca, igname, taro, tannia), ma anche banano plantain, mais, arachide. La raccolta di queste specie varia a seconda del ciclo (dai 2-3 mesi fino a più di 24 mesi per le specie a ciclo lungo).
Vengono quindi ripetuti più cicli delle specie a ciclo breve all'interno di queste parcelle, il tutto caratterizzato da una "confusione" d'impianto: la consociazione non viene realizzata in maniera razionale come nell'agricoltura tradizionale, bensì in maniera disordinata. Ciò permette: di limitare gli interventi per l'eliminazione delle erbe spontanee, di far sì che le varie specie possano esplorare il terreno e lo strato aereo secondo le proprie esigenze, di limitare gli attacchi parassitari. Nel giro di pochi anni la fertilità decade quindi le parcelle vengono abbandonate per spostarsi in aree vicine non ancora disboscate. La foresta secondaria avrà una rapida ricrescita dalle ceppaie rimaste nel terreno.

Questo continuo abbattimento della foresta e la sua conseguente ricrescita è in perfetto equilibrio e quindi non viene arrecato un danno all'ecosistema foresta.
(in corsivo i perodi che si prrestano ad una corretta interpretazione della metafora)

domenica 22 maggio 2011

Drammaterapia e Ri-Creazione


"Leggo, rileggo e leggo ancora, non so quante volte ho riletto questo scritto. In questo dialogo c'è qualcosa che non mi permette di entrare e questo mi crea confusione, come quando, nella routine di tutti i giorni, non capisco qualcosa e non so cosa fare.Sicuramente mi appartiene, ma è distante da me. E' pure vero che le risposte non arrivano a comando, forse in un momento non so quando, per magia o non so per quale cosa, i dubbi si sciolgono e ti accorgi che la situazione è cambiata, questo è il dialogo non razionale, ma interno, tra il personaggio e noi. Un'altro processo interno è partito,questo è importante, senza l'aspettativa della sentenza. Liberta  (21 maggio 2011 15:43) " 


Questo dialogo interno di Libertà merita una riflessione più estesa di quanto abbia permesso la mia risposta al suo commento nel precedente post. Il suo è un pensiero pieno di meravigliosi dubbi, senza una segnaletica, ma traduce intensamente l'idea che il ventaglio di possibilità per noi si apre ogni qual volta siamo liberi di accettare l'incognità, il dubbio, l'errore.
Scrivevo più in basso...Tutta la moderna psicologia e studio della mente dimostra che la "attenzione", quella sorta di iniziale, spontanea motivazione all'esplorazione dell'oggetto davanti a noi, è essenziale perchè si crei un potenziale, canale, virtuale, invisibile verso l'elaborazione più profonda e che questa sia amplificata dalla volontà di voler far lavorare su di essa l'inconscio. Tu, con questa risposta secca, a poca distanza dalla pubblicazione del post, la dimostri, Libertà. Fai attenzione, perchè qualcosa ti colpisce proprio in quanto sembra sfuggire, senza finire nel contenitore del "tanto non è importante per me, non mi riguarda".

Si, è possibile che un nuovo processo si sia inserito su quello più vasto, "drammaterapico" appunto, che è in atto...e che una strana "familiarità" con i contenuti del dialogo ti incuriosisca e sia il detector di quanto avviene più profondamente, nella tua scatola nera. E' questo che io chiamo laboratorio virtuale. Ma lo abbiamo detto già moltre volte...tutta la realtà, quella pensata da noi evidentemente, è virtuale, una enigmatica, incoerente, misteriosa ed addomesticata visione del mondo.

domenica 15 maggio 2011

Drammaterapia, sincretismo tra interprete ed attore

Dramatherapy Backstage, Sonia, Il Resto della mia Vita,
Libertà, Atelier DramaticaMernte Teatro, 13 Maggio 2011
@director

Dov'è il passaggio di confine tra interprete ed attore? Come si compie l'osmosi tra i due territori (qunto conosco di me e qunto mi chiede la parte di interpretare)? L'interpretazione teatrale possiede per binario: la tecnica attoriale. Questa permette di vestire abiti anche insoliti, che usano tutto il bagaglio (estremamente ampliato ed affinnato) delle percezioni, sensazioni, emozioni umane, come anche quello cognitivo, con abilità come la memoria e l'attenzione, ecc. Nel setting drammaterapico, la drammaturgia è invece usata come una luce dedicata che fotografa e riprende la vicenda del soggetto, colorandola di inconsueto. Il risultato è quello di evocare fantasmatiche rimosse o riproporre all'attenzione cosciente paesaggi dati per scontati. La ricontestualizzazione di quanto già esperito, già cosciente o meno (mi riferisco agli aspetti cognitivi ed affettivi delle esperienze archiviate), all'interno della cornice del teatro (come se), crea un dialogo particolare intrapsichico e poi relazionale che noi chiamiamo "processo drammaterapico".
Il personaggio, nella familiarità od estraneità di quanto costituisce l'esperienza specifica dell'interprete (alcuni ruoli ci sono conosciuti, altri non sono stati mai sperimentati), è l'altro con cui dialogare, una sottile "conversazione" che si esprime nella performance, che fa evolvere e modificare quest'ultima in stretto rapporto con quanto elaborato. Il "logos" (la parte così lavorata) diventa allora il luogo psicodinamico dell'incontro con l'altro mondano (il compagno attore, tutto il gruppo), quello che permette di sperimentare le prove d'autore dell'inconscio. Se questo processo avviene molte volte, in andata e ritorno, con contenuti che dal comparto intrapsichico trovano espressione nel setting per rideterminare successivamente nello psichico quanto già evocato, noi definiamo questo processo "In-Out", e il regista ed il gruppo hanno il potere ed il ruolo di sollecitare questa dinamica (Creative Drama & In-Out Theatre).
La tecnica drammaterapica serve questo scopo ed il regista deve usare artifici e provocazioni per evitare che il testo si insinui nei canjons già scavati del pregiudizio, dell'abitudine e delle resistenze. Si potrebbe immaginare il testo bussare alla porta del soggetto. Questi la apre, ma il testo continua a bussare. L'ospite fa presente che la porta è stata aperta e che egli può entrare. Generalmente la perplessità che accompagna un terzo turno di colpi all'uscio, spinge la richiesta più profondamente, oltre l'ovvietà delle risposte e determina il "drama".