Il Teatro un giorno ti incontra per strada o nella semioscurità di una sala. Ti spoglia di quanto sapevi, senza farti restare nudo. Ti fa riconoscere dietro le tue maschere ed annulla la distanza da esse. Ti restituisce all'umiltà dell'ascolto. In questo luogo, sei invitato a darti quale sei, uno in più dei centomila personaggi già incontrati.

domenica 27 febbraio 2011

La Vicenda di Yara, il mostro intorno-dentro di noi

Dramatherapy, Figuring out the Dreams
@ director
Tragico ritrovamento quello di Yara, una scoperta che non porterà alcun beneficio a questa ragazzina in attesa della realizzazione dei propri sogni. Una scoperta ancora una volta cruda per le nostre coscienze, che invece potrebbe lavorare e portare a qualche progresso, a patto di …farla lavorare dentro. E in questo, in fondo, consiste la vera “evoluzione” della specie. Yara amava il movimento che supera i limiti della gravità, quello che unisce i gesti e l’educazione che vi è dietro alle espressione del sogno e dell’arte, che vuole elevare lo spirito, oltre che il corpo. Il volo più ardito per lei è stato terribile, ingiusto, inaspettato.

Tra novembre e dicembre, nel pieno della lavorazione del nostro Barbablù (Blue Beard, To Want, To Need, To Be), insieme a questo nostro gruppo ebbi molte perplessità riguardo la realizzazione della pièce teatrale. Il teatro della vita, con l’angosciante recente vicenda di Sara Scazzi e poi la scomparsa di Yara, superava tragicamente quello che si svolgeva nelle nostre prove. Ne parlammo più volte. La vicenda “artistica” ricalcava troppo quanto di reale e drammatico stava avvenendo nella cronaca di quei giorni: il sospetto del mostro intorno-dentro a noi. Poi, si decise che, in un teatro “totale”, come definisco quello che dirigo, era necessario che anche la storia di queste due ragazze lavorasse dentro il gruppo. Silenziosamente, senza bollettini di notizie o voyeuristici richiami alle storie vere, ma con l’aiuto del processo drammaterapico in atto. Per chi, come me, si è sempre interessato di criminologia per lavoro e per studio, non si trattava di entrare nella scena del crimine, ma di viverne i significati insieme al mio gruppo di attori, di persone intime. E Barbablù è stato rappresentato.

Una persona, qualche giorno fa mi parlava di un differente sogno infranto. Le sue scarpette di danza, ferme da sempre nella mente-cassetto della memoria ad aspettare di essere indossate, a leggere con lei la silenziosa delusione di non essere compresi, almeno in quella cosa. Non sfugge a me, come a voi, la ovvia differenza di gravità degli eventi, ma non di importanza. La vita di questa persona, da allora in poi si spogliò non solo di scarpette mai indossate, ma del coraggio, dell’autonomia, ed in molta parte della credibilità in se stessa. L’importanza delle cose non risiede solo in quanto è visibile, dichiarato, raccontato a noi sulle pagine di un giornale o reso “vero” dalle testimonianze. Il “tribunale” dei nostri affetti, quello che dispensa sensi di colpa e perdoni, punizioni e premi, parcheggia in una mente molto più vasta di quanto può essere contenuto nella scatola cranica di un individuo. La coscienza collettiva toglie e regala importanza alle cose, come alle mode, spesso sull’onda del fragore della notizia o dello share di ascolto, oppure, come in questi giorni, deve riuscire a “comprendere” quanto accade, anche in assenza di rumori o rumors, in una terra vicinissima al nostro Paese, la Libia. Una delle prime lezioni che insegna la criminologia di ogni latitudine è che dietro un vittima, come forse per la piccola Yara, vi è sempre la nozione di trovarsi “nel posto sbagliato nel momento sbagliato” (e di converso terribilmente giusti per l’omicida). Coordinate di tempo e luogo, però, non si riferiscono solo ad orari e posti, ma alla più vasta dimensione del collettivo che è cosciente, solidale, empatico al suo interno, che sorveglia senza sorvegliare, che protegge senza far guerre, che sostiene senza esplicita richiesta. Questo è il significato dell’empatia, della testimonianza della vita sociale quando accoglie e supera in confini limitati delle proprie paure.

giovedì 24 febbraio 2011

Da LiberaMente a DramaticaMente Teatro, sempre!


Cari attori, cari compagni di viaggio, dedico questa foto (ed il videoclip appena pubblicato) al percorso che abbiamo fatto, a tutti, senza esclusione di colpi e persone...Viaggio eretico, se l'ortodossia suggerisce l'inchino al potente, al lezioso, al camuffamento delle storie e della Storia. Il teatro smaschera, come la storia ed in fondo è figlio di questa. Il narcisimo dei potenti si piega (lo vediamo in questi giorni di conflitti e tragedie vicino ai nostri "confini"), solo apparentemente senza lacrime, alla giustizia della vita civile, dove non basta il rispetto, se non vi è amore. E quest'ultimo è intercorso, con gli abiti di scena o nella prove prima delle rappresentazioni, con l'ansia preziosa dello spettacolo, quello fuori e quello dentro.
Ho preso quattro attori di LiberaMente e li ho messi ad abitare l'Atelier di DramaticaMente Teatro, proprio a significare questo passaggio, delicato (ma pur sempre passaggio) tra due porzioni dello stesso "bosco". Quello dove, se non ci perdiamo un poco, non sappiamo neanche che è importante "ritrovarsi". Artificio d'immagine, paradosso di realtà, se questa è posta nelle maglie del sogno. Ma dove finisce l'uno e comincia l'altro è stato il nostro segreto, privato e gruppale, durante il corso appena finito. Grazie ai due Atelier ed ai suoi attori. Director

mercoledì 23 febbraio 2011

Hypnodrama: La Luna in cerca di casa

Aprile 2011, Il Teatro che cura, dal drama alla drammaterapia + Laboratorio: La luna in cerca di casa  -data in programmazione-

Hypnodrama: Morfeo, Ikelos e Fantasos. L’equilibrio psicosomatico è ora provocato, percorso da idee ed emozioni destoricizzate secondo la consueta logica formale, nel tentativo di conciliare quanto emerge di “asimmetrico”: induzione ad osservare la propria storia o un evento definito, a superare le resistenze inconsce. Reazioni emotive come lo stupore, la meraviglia, la commozione frantumano i pregiudizi verso la ricostruzione di una possibile nuova storia Non è il nostro passato ad essere corretto, ma l'esperienza emotiva archiviata in esso e congelata, come la assurda staticità del sintomo più che visibile, sottile "filo rosso" -afferma Langs- che riconduce al vissuto traumatico o, piuttosto, a quanto di esso è dato oggi "significativamente" dal nostro presente. director

domenica 20 febbraio 2011

DramaticaMente al Maschile

( Alemirk, Liberta, Nero, Romeo, Fenice; assente giustificato: Franco)
L'Animus verrà letto e tradotto, modulato ed espresso nelle nostre attrici, anche nel confronto con il "maschile" di questi attori. L'archetipo risvegliato a prendere la scena e rappresentarla: questo indico come l'apparato scenografico dove "recita" la persona, la maschera dell'attore (Jung), attraverso le ombre. La scenografia non può che essere l'origine e l'attualità, la Storia e la Vicenda. Director

sabato 19 febbraio 2011

DramaticaMente al femminile

(Persefone, Pulcinella, Beatrice - Astra e Stella; assenti giustificate, Jolie e Alice)
Sette attrici a dare la loro anima e riceverne. Non si tratta di scambio artistico, nè di lezione culturale. Il teatro si muove nell'espressione, nel gesto, nella voce ascoltata. Ti segue, senza tregua, in apparenti prove di spettacolo ed intanto si svolge, silenzioso, a guarire l'anima. Director

giovedì 17 febbraio 2011

Drammaterapia ed evoluzione dei sensi: omaggiando Gregory Bateson

Quando il consueto non basta, è necessario volgersi indietro, alla nostra
 storia biologica, prima ancora che a quella storica, perchè il Mito di quella è
  rappresentazione, della nascita della Coscienza nella Natura. E.G.
(Foto dall'ultimo vaggio dell'Atelier nella Savana Africana)
@ director, sul laboratorio del 16 feb. 2011
L’Animale sta pasteggiando nella Savana, l’erba, una carogna o semplicemente sta strusciando il suo muso contro il pelo del suo compagno di branco. Qualcosa, sotto vento e più distante, gli rimanda l’odore di un predatore, di una preda, di un simile in specie. Poco dopo, il senso dell’udito o prima ancora quello della vista, se capace di spaziare lontano un orizzonte scoperto, potranno ridargli il senso di quanto accade…e può accadere, nell’incontro costante con la realtà. Dalla vigilanza “animale”, diffusa e sempre presente, ancorché consapevole, a quella mirata e selettiva, che esplora nuovi dati nella comunicazione con il mondo e decide le strategie..
Liberta è davanti a Pulcinella, spogliato (come anche lei) di tutti quelle apparenze convenzionali che giustificano l’incontro con l’altro…che spesso lo sorreggono finché questo non si declini con i veri contenuti, una discussione, un rapporto di affari, un conversazione con una tazza di caffè davanti e così via…L’ha posto lì il conduttore ed un brano musicale, dove armonia e melodia sono ampi come un respiro, è appena partito in sottofondo. Egli è improvvisamente colto da un’angoscia immotivata, privata e silenziosa, che solo più tardi potrà raccontare; intanto, ora il verbale  è “vietato”. Pulcinella inizia a muoversi: le sue mani a raccogliere il viso e Libertà, di seguito, a imitarla, a entrarci dentro quel gesto, respirandolo poi insieme. Abitarlo con lei, probabilmente gli restituisce una “stampella” di senso e l’angoscia sparisce. Ora è parte di un respiro ed un battito di cuore comune, che procede all’unisono; un mix di gesti indivisi tra loro, che hanno –così a lui sembra- solo apparentemente,nel visibile, un tempo di proposta –Pulcinella- ed uno di risposta –quando egli la imita. L’Animale, nella Savana si è tranquillizzato. Quel rumore e quella figura che si muoveva lontano non era un predatore ed agli stesso non ha voglia di predare. Il Pascolo tranquillo tra simili è rassicurante, quando si dice che l’amicizia ha la funzione di proteggere da nemici invisibili e possibili, dal senso che l’istinto di sopravvivenza combatte, la morte. E’ in essa la vita, in barba ad ogni entropica concezione delle realtà…questo organizzarsi di cellule e respiri (i citocromi), pensieri ed energia più rumorosa, quella di un sorriso. Loro concludono sorridendo.

mercoledì 9 febbraio 2011

Lutto a Roma e Teatro della Povertà nel Mondo: "abbi pietà di noi"


Pietà per loro e Pietà per noi, oltre il lutto, il coraggio. Casualmente fotografata
 a gennaio 2011, la apro oggi.

Esiste l'empatia di chi si guarda e si comprende e poi c'è quella "negata", nascosta e che si autoassolve solo perchè lo sguardo è riparato sotto un cavalcavia o in mezzo ad un canneto per quattro bambini. Nessuno sguardo è povero, e se non ci si credesse c'è a ricordarcelo proprio l'arte di un pittore o di uno scultore. Può esserci silenzio, ma mai mancanza di un senso. Ai miei attori. director

lunedì 31 gennaio 2011

Drammaterapia & Storytelling

Storytelling in the Attic: Performance and Memories (2011)
by Creative Drama & In-Out Theatre,
directed by E. Gioacchini




Video: Attic...in YOUTUBE

sabato 29 gennaio 2011

ALTRE VISIONI, performance di canto per voce nuda ed arpa bardica, di N. Maroccolo e C. Lauri

Il 3 febbraio a Roma (h. 20.30), il Creative Drama & In-Out Theatre, diretto dallo psicoterapeuta E. Gioacchini presenta una intensa performance di voce ed arpa, nel contesto di un seminario di Cinema-Drama Terapia, aperto a pubblico e professionisti del settore.

Perfomance di N. Maroccolo e C. Lauri alla Galleria d’Arte Moderna,
intitolata a Giacomo Manzù, di Ardea, 8
ottobre 2010
Nina Maroccolo, insieme alla musicista Cristiana Lauri, moderne e delicate trovadore, seguendo l’intuizione e il bisogno di “Altre Visioni”, accompagnano, teatralizzano e cantano sul palcoscenico della cinema-drama terapia, fabulando in una singolare performance artistica. Attivando le emozioni del pubblico, concederanno ad esso lo specchio ideale in cui ritrovarsi.

Ingresso gratuito (gradita prenotazione), info.atelier@yahoo.it

lunedì 24 gennaio 2011

SE tu sei un poco umano, io allora sono un poco Cyborg!

Foto di scena di Cyborgs vs. Humans: Contamination.
Atelier DramaticaMente per le Risorse 2011. Gennaio 20100
Slesia scrive:...
Grazie, Director.
Avevo visto il video e mi stavo ancora chiedendo come? cosa? Perdita dell'identita', sicuramente, ma c'era di piu' e mi sfuggiva. Ora vedo meglio.
L'omologazione per piacere e far piacere, per 'blend in' (non spiccare come individuo, ma invece perdersi nell'identita' del gruppo), per essere accettati; ma anche un'imposizione del modello in voga al momento, tanto che poi l'individuo diventa il manichino e la 'manichinita'' diventa normalita', umanita'...
Essere individui e' difficile, pesante. Jeans e maglietta e non hai piu' bisogno di presentarti come te stesso, di portare il peso della tua unicita', non hai bisogno di pensare, di chiederti cosa veramente ti piace, cosa veramente vuoi. E' deciso per te dal gruppo, dal marchio che hai deciso di rappresentare (che sia politico, di moda, religioso o altro).
Se poi non corrispondi al modello, allora sei tu che stick out like a sore thumb (ti fai notare per la tua incongruenza) e la tua differenza e' per definizione una qualita' negativa.
E' la paura del singolo, il bisogno di accettazione, ma e' anche la pressione del contesto, la paura globale del diverso, dell'individuale...


@ director

Si certamente quello che hai scritto ed altro nella elaborazione che il gruppo ha colto (vi è sempre un briefing a precedere il momento performativo ed una a seguirlo).
Esiste anche un tipo di "omologazione" (possiamo chiamarla così) che procede dalla confusione con l'oggetto di interazione (ciò con cui ci confrontiamo, che sia un interlocutore con i sui giudizi, le sue valutazioni, il suo credo) e poi noi stessi. Accettare di poter dubitare è fondamentale per l'individuo. Lo si apprende, anche amaramente, durante tutta la nostra esistenza, ma poi questo non significa che, occorrendo le situazioni di dubbio, si accetti veramente che possa avvenire. Se le cose stanno come ho appena descritto, è allora possibile che dal dubbio su quanto è davanti a noi, sulla nostra interpretazione dei fatti, quell'insidioso dilemma si rifletta pericolosamente  verso di noi, cercando un'alleanza con le nostre parti insicure, fragili. Diventiamo quindi noi un grande punto interrogativo in bilico a non sapere più chi siamo, come siamo e cosa desideriamo. Facilmente, per questa strada si diventa "preda" dell'altro, che nella migliore delle ipotesi stava solo esprimendo un parere differente da noi. Ma si sa...l'appetito vien mangiando...ed è possibile che si giunga ad essere manipolati. In altre situazioni di confronto, quando l'interlocutore è invece un assodato manipolatore (ma non non lo sappiamo ancora), la tecnica è di insinuarci il dubbio che le cose non stiano proprio così, come noi pensiamo ed insieme giustificarci e poi...terzo passo, offrici una soluzione. Dunque commissionare un problema per darci la soluzione a quell'empasse. Molte sette, organizzazioni, gruppi persino terroristici adottano tecniche "persuasive", dove ad essere messo in scacco è prima il nostro giudizio sulla situazione e poi la nostra stessa persona. E chì è che non vuole essere scusato, aiutato e supportato, quando in crisi?!

Ecco perchè i Cyborg (nella metafora del video) diventano agli occhi degli umani improvvisamente umanizzati e, nell'equazione, quest'ultimi non potranno che dubitare di se stessi...se sta avvenendo tanto in quelli (quella che ho definito la "contaminazione").
Ad un certo punto del video, vi è la meraviglia delle due ragazze su questa evoluzione e capacità di comunicazione degli androidi, e questo le porta a mettere in atto un modello di accertamento che, paradossalmente, "desidera" che sia vero. Il processo al dubbio spesso conduce a confondersi con esso; fare la guerra ad una supposizione, cercare di smontarla, significa provocarla e familiarizzare con essa e quanto avviene nella sindrome di Stoccolma con il nostro persecutore, a causa dell'inconsapevole senso di colpa che ci unisce a lui, ora può avvenire nei confronti di una idea inizialmente rigettata: sì i Cyborg sono più "umani" di quanto si pensasse (ed effettivamente agli occhi delle ragazze essi appaiono terribilmente umani), in una sete di stupore che confonde e fa diventare loro stesse ed il costruttore un poco Cyborg! Così vanno, a volte, le cose...

scrive Liberta..
Altra serata divertente, assurda nel racconto, ma normale nello svolgersi, quando ci sei dentro rispondi ad un cyborg come se fosse un umano, questo è veramente folle. E' come parlare con una sedia, con un registratore incorporato, se ci pensi dici:"cosa sto facendo,con chi sto parlando?" Invece sembrava tutto normale, anzi, sorgevano i dubbi sugli umani ,quanto poco crediamo in noi, se una macchina riesce a insinuare il dubbio dentro. Non avevo mai percorso questa strada nel confronto con l'altro, è talmente normale la diatriba con l'altro che nemmeno ti accorgi che quello che conta non è la discussione, ma cercare di abbattere il nemico (in senso metaforico ovviamente).Cercare di uscire da questo schema è la scoperta di questa serata.Grazie a tutti voi e a te Director. Liberta

CINEMA-DRAMATERAPIA SEMINARIO: Una Camera a Guado nello Stagno


Roma, 3 febbraio 2011

L’ottica di una camera che riprende sopra e sotto la superficie del guado. Per metà Ranocchio e metà Principe, l’interprete-personaggio è condotto dentro la pellicola a rivisitare i propri gesti ed abiti, mentre continua a lavorare il processo dramma-terapico: cinema-dramaterapia.
Il Seminario sarà preceduto dalla Presentazione del Volume:

"Costruire lo Sguardo", di Plinio Perilli, Ed. Mancosu, Mi 2009

Performance Introduttiva di Nina Maroccolo

leggi il comunicato COMUNICATI STAMPA-NET
prenotati info.atelier@dramatherapy.it

domenica 9 gennaio 2011

DramaticaMente Backstage, Cyborgs vs. Humans, Contamination


Liberta, Anastasjia e Romeo durante il Backstage di "Cyborgs
vs. Humans, Contamination" (5 gennaio 2011)


sabato 8 gennaio 2011

Cyborgs & Humans, sharing a tale.

Insieme & Identità
Un incontro può riuscire come una grande mistificazione delle identità. Mostrare quello che si vuole; voler vedere quello che si desidera; celare di aver visto, pur di non essere visti; nascondere di essere stati scoperti, nonostante i travestimenti. Questo e molto altro dietro le insicurezze della persona. Non tutti desiderano che noi siamo quello che siamo e se questo può servire all'acquisto del biglietto nell'accoglienza dell'altro, ben venga la maschera ed il nascondimento...sempre a non restare intrappolati in quel campo dove abbiamo perso la giurisdizione, dove ci accorgiamo in ritardo (sic) che non si può più tornare indietro e ci si è a volte smarriti.
Cyborgs vs. Humans, Contamination è la metafora dell'incertezza che finisce per far lievitare il dubbio fino allo switch della nostra identità nell'altra ed alla assunzione di quella al posto della nostra. Lecito dubitare, ma non troppo lecito arrivare a dubitare di se stessi confondendo l'oggetto del dubbio! Eh sì..che se quelli sono bravi ragazzi quasi quasi umani...si può rischiare che parte della nostra umanità se ne vada via ed in quei casi, quando contano più i nostri timori che l'esame della realtà, allora la proiezione delle paure diviene massiccia...e ci ritroviamo i cyborgs a danzare un veccho motivo dei Police, mentre noi imprigionati nel nostro pensiero paurosamente meccanico. Incapaci di accettare le proprie fragilità, ed abili a trasformarle invece in paure.
Dietro l'interpretazione surreale, quasi non-sense, di questa breve improvvisazione filmata, il senso profondo della tema dell'Identità.

mercoledì 5 gennaio 2011

l'Atelier DramaticaMente al nastro di partenza: Safari nella Mente!

Una azione perfomativa di un attore del CDIOT, sotto la
conduzione del director (dicembre 2010)
Caro allievo,
con la tua iscrizione all’Atelier DramaticaMente Teatro, sei entrato a far parte di una community che si considera un laboratorio aperto all’incontro tra la “persona” e “teatro”, un percorso che elegge lo statuto drammaterapico a strumento di crescita e sviluppo della personalità. Se il suo uso più specifico appartiene al campo clinico, essa trova un fruttuoso campo di applicazione anche in quello formativo e per le risorse. La sponsorizzazione dell’Istituto Scuola Romana Rorschach che offre la sua prestigiosa sede per gli incontri e la consulenza alle attività che si svolgono nell’Atelier fornita dalla SIISCA (Società Italiana di Ipnosi Sperimentale, Clinica  & Applicata) sono i referenti scientifici per il corso di Drammaterapia per le Risorse in partenza  ed io, in veste di director della Scuola, insieme agli altri docenti e conduttori, sono a darti il mio cordiale benvenuto! Parte degli incontri avrà luogo presso lo spazio che ci è offerto da Video Ambiente, prestigiosa scuola d’arte, (come è vero!) che qui s’insegna musica, canto e la affascinante manipolazione di immagini e filmati, diretta da Antonio Pluchino.
Due parole all’origine del discorso sulla “dramma terapia” che portiamo avanti.
La SIISCA è una società scientifica rivolta a medici e psicologi ma che sin dal 1988 è impegnata nel campo della divulgazione scientifica al pubblico su tematiche relative alla psicologia in generale ed alla psicoterapia, come anche nell’ambito di un progetto più specifico di preparazione per i professionisti del settore, con convegni e stages professionali. A questo scopo nel 1999, alle soglie del nuovo millennio, ha creato una sua sezione satellite, Hypnosis2000, un organismo dedicato al dibattito con tutti coloro che non si trovano sul fronte dell’esercizio dell’arte sanitaria, psichiatrica o psicologica, quanto piuttosto a dovere valutare l’efficacia dei suoi interventi e ricerche e possono quindi associarsi al nostro organismo in veste di socio straordinario.

Nel 2002 è nata una nuova sister organisation della SIISCA, una sezione specifica denominata Hypnodrama.it, dove converge la riflessione di diversi studiosi afferenti da differenti campi delle scienze umane e positivistiche, che, attraverso un modello speculativo interdisciplinare, indagano i rapporti tra psicologia  e arte, teatro e cultura. Ed è proprio in seno ad Hypnodrama.it al suo forum di discussione che è nata l’idea di un percorso che facesse proprie due cose a noi care: l’utilizzo del teatro e degli stati modificati di coscienza che esso sollecita ed, in generale, tutti gli strumenti propri del settore delle Arti-terapie,  il movimento, la danza, la musica. Allora ecco che proprio la Drammaterapia è un ponte ideale d’incontro tra il soggetto e le sue parti oscure, dove risiedono risorse e conflitti, aspirazioni ed inibizioni.
    L’Atelier di Drammaterapia, nato nel 2006 (Atelier LiberaMente),  è al suo 6° corso; mentre nel 2009, nell’ambito della attività svolte dall’Atelier e su impulso del nucleo storico,  è stato fondato il CDIOT (Creative Drama In-Ot Theatre), prima esperienza di “teatro drammaterapico” in Italia. 

La drammaterapia, dicevamo, ben oltre costituirsi quale particolare setting terapeutico nei confronti della cura dei disturbi psicologici, è dunque ponte tra la forma d’arte specifica del teatro e la capacità di curare propria del “dramma”. Teatro della Spontaneità, Psicodramma, Sociodramma, Hypnodramma, Roleplay, sono tutte esperienze di una cultura psicologica e sociologica che appunto si è inspirata alla potenza del mezzo teatrale, ben riconosciuta nell’antichità come nel nostro tempo. Un gruppo di drammaterapia occupa uno spazio che è più vasto di quello scenico delle presenze degli attori e dei personaggi, ma che rimanda a possibilità di espressione nuove da evocare e far “giocare fuori”. Il ”dramma”, infatti,  fornisce un mezzo e un luogo creativi in cui temporaneamente si possono superare i confini delle nostre realtà quotidiane e tutto questo aiuta la spontaneità e la scoperta di nuovi aspetti della libertà che possono ritrovare anche uno speciale contenitore per la nostra sensibilità personale.
Il “gioco” che gran parte ha nell’azione drammaterapica permette che noi giochiamo la nostra idea del mondo nel rapporti con l‘altro. Spolin, il fondatore dei “giochi del teatro”, come ancor prima Moreno, fondatore dello psicodramma, sottolineano come in tale forma di attività, il teatro, la stessa immaginazione diventi un potente motore per cambiare le realtà intorno a noi.

Il nostro “Atelier DramaticaMente Teatro  2011”, punta alle risorse dell’individuo, quelle evocabili, se si usano gli opportuni strumenti per “tirarle fuori” da quel magazzino formidabile che è il nostro inconscio e se vi sono le condizioni ideali. A noi, da oggi in poi, costruire questi elementi e farli lavorare. Un programma che non si realizza solo  all’interno dei nostri appuntamenti mensili, ma continua durante il tempo in cui lo si lascia lavorare anche lontano dalla palestra o dal palcoscenico delle nostre esercitazioni.
Lo strumento che noi privilegiamo è quello del percorso attoriale, una esercitazione costante a provare fuori i personaggi nascosti che sono dentro, a dargli lo spazio per le prove, i tentativi, le selezioni, senza pregiudizio. Il vantaggio che si consegue è quello di ampliare il bagaglio adattivo a disposizione della persona e così a benefico di un più probabile successo. Proprio questo “miglioramento” della possibilità performativa nella vita dell’individuo ci restituisce il senso del termine “dramma terapia”. Il teatro che cura e si prende cura della persona che entra nel suo recinto privilegiato e sacro, perché capace di aprire un dialogo visibile ed invisibile; che sollecita le parti sane di ognuno, le fa lavorare nel gruppo e nel rispetto dello stesso, nelle sue metafore artistiche, che ti fa creatore attraverso il tuo “discorso” e quello degli altri, i compagni (il gruppo), il mondo.

L’Atelier possiede uno statuto didattico dedicato e che si svolge secondo esperienze già collaudate e validate nei moduli della scuola di pensiero della parte direttrice ed organizzatrice (SIISCA). Oggi è il primo incontro, ancora lontano da quella componente fondamentale del teatro che è lo spettatore. Ma solo apparentemente: ogni partecipante è insieme parte attrice e spettatrice di una incredibile e spesso silenziosa dinamica di pensieri ed emozioni che nascono nella dimensione gruppale, una condivisione della autenticità.
Ed allora, è al nastro di partenza di questo affascinante percorso che desidero, insieme a tutti i miei collaboratori e docenti e sostenitori che qui ringrazio, farti i miei migliori auguri per un piacevole e fruttuoso lavoro, che unisca la curiosità ed il sorriso, la riflessione e la scoperta.
"Buon Safari nella Mente!"
Director